Durante le settimane della residenza, le autrici e gli autori svilupperanno pratiche e riflessioni che si nutrono di incontri, della permanenza e della persistenza. Costruire senso non in astratto, ma nei corpi, nei gesti, nei profumi, nelle pieghe del tempo condiviso. Un tempo fatto di ritmi differenti, un tempo che passa da lento a frenetico da un momento all’altro. In questo spazio sospeso tra l’estate pugliese, il vento salmastro, i muretti a secco e il Castello, si fa strada la possibilità di un incontro: tra nostalgia e desiderio, tra forza e apertura, tra disagio e quella sensazione di quiete e appartenenza che amiamo chiamare ‘very nice sensations’. La bellezza non risiede nelle cose in sé, ma nelle energie che circolano tra i corpi, negli spazi che creiamo per accoglierci, negli sguardi che lasciamo accadere. Perché la gente non si innamora mai solo di un luogo. Si innamora di ciò che quel luogo diventa, attraverso chi lo abita. Con.divisione è un gesto, una pratica, un rituale. Una comunità intermittente tra elementi che non cercano coerenza, ma autenticità.
HardCuor è il sottotitolo di questa quattordicesima edizione. Una parola mutante, spezzata, che tiene insieme due tensioni. È un invito a stare nell’intensità del sentire, anche quando è scomodo. A non ritrarsi di fronte alla vulnerabilità, al disagio, al desiderio di connessione. È l’urto, il margine, la frizione che produce nuova forma.
Un gioco di parole e viscere. Una fenditura emotiva, una soglia bruciante. Un luogo da cui osservare il mondo con occhi nuovi, vulnerabili e non protetti. C’è un punto, dopo la rabbia, dove si resta esposti. Con i nervi scoperti. Un punto in cui il cuore, spezzato o in fiamme e indurito, non sa che forma prendere, ma continua a battere. Pulsa, forte, storto, disordinato. Una condizione emotiva che non è più solo l’urlo, sebbene ne porti ancora dentro l’eco.
In questa vibrazione incerta, in quella fatica che pulsa sotto pelle, va ricercata la dimensione collettiva e conviviale ed è lì che prende forma l’attitudine. Un invito a stare in ciò che si espone, che si lascia toccare e modificare dall’altro, dal diverso. Un invito a stare nel margine, senza volerlo centralizzare. A restare nell’intensità del sentire, senza paura di sembrare fragili. È cuore, certo, ma anche tensione, attrito, attrazione. È la materia viva della relazione. Un cuore che si fa duro, non per difendersi, ma per reggere l’intensità del sentire. Con.divisione 14 - HardCuor è un invito all’apertura. Dobbiamo aprirci: non come gesto automatico e retorico, ma come atto poetico e politico.
Non solo i corpi e le menti, ma le consuetudini, le estetiche, i riferimenti abituali. Aprirsi come un gesto radicale, come pratica di fragilità e forza insieme. Aprirsi anche al caos, alla casualità, alla coesistenza di elementi che non chiedono coerenza ma presenza. Come una forma di psicomagia collettiva che tenta, con i suoi mezzi sensibili, di trasformare il reale. HardCuor è, in fondo, una dichiarazione d’intenti: scegliere la via del cuore, in ogni caso, anche quando richiede fatica.