Edizione 13

2024

Residenza

18/08 – 29/08

Mostra

30/08 – 01/09

Edizione 13

Maul! – Il Castello Contemporaneo, l’antico maniero di Mola di Bari si trasforma ancora una volta in un crocevia di narrazioni, incontri e sfide sensoriali. Questo luogo, con la sua stratificazione storica e architettonica, incarna un ciclo eterno di morte, trasformazione e rinascita. Così imponente sulla costa, al sorgere e al tramontare del sole estivo sembra addormentarsi, trasmettendo un senso di ancestralità, immerso in questo ciclo eterno. Eppure, allo stesso tempo, è incredibilmente vivo, animato da creature che lo abitano, lo vivono e lo modificano, ognuna prendendosene cura a modo proprio. La tredicesima edizione di “Con.divisione” vede la fusione di voci e visioni provenienti dall’Italia, dal Brasile, dall’Austria, dalla Spagna, dalla Turchia e dalla Bielorussia, in una residenza artistica che si è fatta luogo di confronto transdisciplinare e interculturale.

Officina dell’Arte – APS, catalizzatore di ricerca e sperimentazione dal 2012, guida questo progetto, che quest’anno si presenta con un’immagine inaspettata: un’insegna luminosa “HOTEL” sul tetto del castello. Questo simbolo evoca una riflessione ludica e critica sul turismo di massa e sulla snaturalizzazione del territorio, un invito a riconsiderare il rapporto tra accoglienza, identità e globalizzazione. Il fenomeno della turistificazione, proprio per la quantità di peso mobile che porta con sé, trasforma i paesaggi sia sul piano estetico che su quello culturale. Le città, spesso, diventano palcoscenico di messe (in scena) di tradizioni, soggettività e peculiarità locali, che vengono sovrascritte dalle semplificazioni e omologazioni necessarie allo spettacolo del turismo. Questo processo riduce le tradizioni locali a mere attrazioni turistiche, portando alla morte di pratiche autentiche non conformi a una visione preconfezionata di “decoro urbano” o, peggio, alla loro svendita come semplici decorazioni esotiche prive di significato. In questo contesto, “Con.divisione” si configura come un laboratorio transdisciplinare.

Gli artisti, provenienti da diverse parti del mondo, esplorano la dialettica tra conservazione e trasformazione, autenticità e artificio, con un approccio ludico e sperimentale. Mentre ci immergiamo nelle problematiche locali, non possiamo ignorare il contesto internazionale, dove le tensioni e le contraddizioni del nostro tempo amplificano le riflessioni sulla nostra società. Dalle guerre in corso al genocidio del popolo palestinese, fino alle dinamiche di genere e alla lotta per l’uguaglianza e il femminismo, questa residenza offre un terreno fertile per la discussione e la riflessione su come questi temi si intersecano e influenzano il nostro vivere. L’ecologia, intesa non solo come tutela ambientale ma anche come riflessione sui rapporti di potere e sullo sfruttamento delle risorse, si intreccia con la pratica artistica, sviluppandosi al crocevia tra tecnologia e tradizione, innovazione e memoria.

La mostra-evento finale, quindi, non sarà solo una presentazione di opere, ma un momento di dialogo aperto tra artisti e pubblico, un’occasione per riconsiderare il nostro rapporto con il territorio e con le sfide globali che affrontiamo. All’interno del castello, ogni passo diventa un atto di esplorazione. Dalla reception atipica, simbolo dell’abuso e della commercializzazione degli spazi, alle opere che echeggiano una realtà in rapida mutazione, il visitatore è immerso in un percorso che sfida l’indifferenza e risveglia le coscienze. Nei sotterranei, il corpo si fa strumento di indagine spaziale, mappando con il movimento una dimensione nascosta, quasi dimenticata, del castello. La corte esterna si trasforma, contemporaneamente, in un ambiente vacanziero, dove una rivisitazione del folclore locale svela un volto inedito e ironico della tradizione, e in una sorta di strumento musicale in cui il tufo secolare fa vibrare l’ambiente svelando storie nascoste. Nella sala d’Angiò, le tracce lasciate dalla luce e dalla ruggine evocano il movimento della noria e una processione marittima che unisce simbolicamente il castello al mare, rimettendo al centro il rapporto inscindibile tra uomo, natura e architettura.

Salendo al primo piano, l’immaginazione prende il sopravvento, trasformando il degrado in un atto creativo, una rinascita che collega passato e futuro. “Con.divisione 13” non è solo una mostra, ma un evento che invita alla riflessione e all’azione, riscoprendo il valore degli spazi e delle storie che li abitano attraverso l’incontro, il dialogo, la trasformazione e la cura reciproca. Un sentire comune, capace di affrontare in modo conviviale la produzione artistica, ha preso forma tra gli artisti, molti dei quali per la prima volta a Mola, con installazioni e performance che dialogano in modo costruttivo e giocoso con il territorio e i suoi abitanti.