La bellezza non risiede nelle cose in sé, ma nelle energie che circolano tra i corpi, negli spazi che creiamo per accoglierci, negli sguardi che lasciamo accadere. Perché la gente non si innamora mai solo di un luogo ma di ciò che quel luogo diventa, attraverso chi lo abita.
Con.divisione, giunta alla sua quattordicesima edizione, è organizzata da Officina dell’Arte APS, con il patrocinio del Comune di Mola di Bari, e curata da Fabio Caccuri con il collettivo delle_cose.
Con.divisione si conferma come un luogo di ricerca e sperimentazione in cui il confine tra individuale e collettivo viene costantemente attraversato, riscritto e re-immaginato. un incontro: tra nostalgia e desiderio, tra forza e apertura, tra disagio e quella sensazione di quiete e appartenenza che amiamo chiamare “very nice sensations”. La residenza è diventata un crocevia instabile ma fertile, dove il territorio non è mai solo sfondo, ma interlocutore attivo. Con.divisione è un gesto, una pratica, un rituale. Una comunità intermittente tra elementi che non cercano coerenza, ma autenticità. Durante le settimane della residenza, le autrici e gli autori sviluppano pratiche e riflessioni che si nutrono di incontri, di ascolto reciproco, di attriti, di poetiche e di confronto tra generazioni. HardCuor è il sottotitolo di questa quattordicesima edizione. È un invito a stare nell’intensità del sentire, anche quando è scomodo. A non ritrarsi di fronte alla vulnerabilità, al disagio, al desiderio di connessione. Un invito a stare in ciò che si espone, che si lascia toccare e modificare dall’altro, dal diverso. Un invito a stare nel margine, senza volerlo centralizzare. A restare nell’intensità del sentire, senza paura di sembrare fragili.
C’è un punto, dopo la rabbia, dove si resta esposti. Con i nervi scoperti. Un punto in cui il cuore, spezzato o in fiamme e indurito, non sa che forma prendere, ma continua a battere. HardCuor è una dichiarazione d’intenti: scegliere la via del cuore, in ogni caso, anche quando richiede fatica. Qui non si viene per avere risposte, ma per abitare le domande. C’è un varco sottile tra l’io e il noi. Con.divisione vive lì: nello spazio dove si prova a immaginare, insieme. È un invito a restare presenti dove nasce il possibile.
La residenza, giunta alla sua quattordicesima edizione, si conferma come uno spazio di ricerca e sperimentazione dove il confine tra individuale e collettivo viene costantemente attraversato, riscritto, re-immaginato. Una pratica che nasce dall’ascolto reciproco, dall’attrito generativo tra storie, poetiche, generazioni e gesti provenienti da luoghi differenti. Un momento che unisce, ogni estate, corpi e pensieri in un processo che mescola memoria e tensione, ricerca e intuizione, cura e collisione. Con.divisione è diventata un crocevia instabile ma fertile, dove il territorio non è mai solo sfondo, ma interlocutore attivo. E questo dialogo non è mai semplice. Non sempre armonico. Ma sempre necessario. Una pratica che si fa rizomatica, intrecciando pensieri, corpi e saperi con molteplici diramazioni possibili, come un liquido che si fa spazio tra le rocce. Da un profondo Sud che non è soltanto geografico, ma corpo e mente collettivo: caldo, accogliente, a volte stanco e sfiancato ma sempre vibrante. È emozione, è voce, è memoria condivisa e desiderio in fermento. Qui la condivisione non è un metodo: è la materia stessa del processo.
Durante le settimane della residenza, le autrici e gli autori svilupperanno pratiche e riflessioni che si nutrono di incontri, della permanenza e della persistenza. Costruire senso non in astratto, ma nei corpi, nei gesti, nei profumi, nelle pieghe del tempo condiviso. Un tempo fatto di ritmi differenti, un tempo che passa da lento a frenetico da un momento all’altro. In questo spazio sospeso tra l’estate pugliese, il vento salmastro, i muretti a secco e il Castello, si fa strada la possibilità di un incontro: tra nostalgia e desiderio, tra forza e apertura, tra disagio e quella sensazione di quiete e appartenenza che amiamo chiamare ‘very nice sensations’. La bellezza non risiede nelle cose in sé, ma nelle energie che circolano tra i corpi, negli spazi che creiamo per accoglierci, negli sguardi che lasciamo accadere. Perché la gente non si innamora mai solo di un luogo. Si innamora di ciò che quel luogo diventa, attraverso chi lo abita. Con.divisione è un gesto, una pratica, un rituale. Una comunità intermittente tra elementi che non cercano coerenza, ma autenticità.
HardCuor è il sottotitolo di questa quattordicesima edizione. Una parola mutante, spezzata, che tiene insieme due tensioni. È un invito a stare nell’intensità del sentire, anche quando è scomodo. A non ritrarsi di fronte alla vulnerabilità, al disagio, al desiderio di connessione. È l’urto, il margine, la frizione che produce nuova forma.
Un gioco di parole e viscere. Una fenditura emotiva, una soglia bruciante. Un luogo da cui osservare il mondo con occhi nuovi, vulnerabili e non protetti. C’è un punto, dopo la rabbia, dove si resta esposti. Con i nervi scoperti. Un punto in cui il cuore, spezzato o in fiamme e indurito, non sa che forma prendere, ma continua a battere. Pulsa, forte, storto, disordinato. Una condizione emotiva che non è più solo l’urlo, sebbene ne porti ancora dentro l’eco.
In questa vibrazione incerta, in quella fatica che pulsa sotto pelle, va ricercata la dimensione collettiva e conviviale ed è lì che prende forma l’attitudine. Un invito a stare in ciò che si espone, che si lascia toccare e modificare dall’altro, dal diverso. Un invito a stare nel margine, senza volerlo centralizzare. A restare nell’intensità del sentire, senza paura di sembrare fragili. È cuore, certo, ma anche tensione, attrito, attrazione. È la materia viva della relazione. Un cuore che si fa duro, non per difendersi, ma per reggere l’intensità del sentire. Con.divisione 14 – HardCuor è un invito all’apertura. Dobbiamo aprirci: non come gesto automatico e retorico, ma come atto poetico e politico.
Non solo i corpi e le menti, ma le consuetudini, le estetiche, i riferimenti abituali. Aprirsi come un gesto radicale, come pratica di fragilità e forza insieme. Aprirsi anche al caos, alla casualità, alla coesistenza di elementi che non chiedono coerenza ma presenza. Come una forma di psicomagia collettiva che tenta, con i suoi mezzi sensibili, di trasformare il reale. HardCuor è, in fondo, una dichiarazione d’intenti: scegliere la via del cuore, in ogni caso, anche quando richiede fatica.
















